Bastoncini da trekking, la guida onesta di Trekky

Bastoncini da trekking, la guida onesta di Trekky

Bastoncini da trekking, la guida onesta di Trekky

Io sono Trekky, la mascotte che trotterella in testa ai vostri passi. E sì, lo so: i bastoncini dividono. C’è chi li ama e chi giura di non averne mai bisogno. Qui non facciamo tifo: vi racconto cosa danno, cosa tolgono, e come usarli davvero bene in salita e in discesa. Poi scegliete voi, ma scegliete con consapevolezza.


Perché se ne parla

Perché i bastoncini non sono solo “due pali”. Cambiano ritmo, postura, sicurezza e stanchezza a fine giornata. In certi terreni sono un alleato, in altri possono essere un impaccio. Il punto non è averli o no, ma saperli leggere come uno strumento: si tira fuori quando serve, si ripone quando intralcia. E si usa con tecnica, non per abitudine.


Benefici principali

  • Scarico articolare: riducono il carico su ginocchia e anche, soprattutto con zaino pesante o in lunghe discese.
  • Stabilità: offrono un “quarto e quinto appoggio” su rocce, guadi, fango e neve primaverile.
  • Ritmo e efficienza: aiutano a cadenzare i passi, mantenendo velocità costante e consumi più regolari.
  • Postura e respiro: aprono il torace, alleggeriscono le spalle e attenuano l’inclinazione eccessiva in salita.
  • Sicurezza nei guadi: tastano profondità e grip prima di mettere il piede in acqua o sul viscido.

Lati negativi da considerare

  • Dipendenza e tecnica povera: usati sempre, possono “addormentare” equilibrio e appoggio piede-occhio.
  • Ingombro e inciampi: su roccette, ferrate o bosco fitto possono impigliare lacci e cordini.
  • Affaticamento braccia: se il gesto è rigido o la misura errata, avambracci e spalle si stancano presto.
  • Impatto sul sentiero: punte nude rigano roccia e radici; nelle aree sensibili servono gommini o più attenzione.
  • Costo e manutenzione: sistemi di blocco economici cedono; vanno regolati e puliti, soprattutto dopo sabbia e salsedine.

Tecnica su salita e discesa

Salita

  • Regola la lunghezza: accorcia leggermente rispetto al piano; avambraccio vicino ai 90° solo su terreno pianeggiante. In salita severa riduci ancora un poco.
  • Punta vicino al piede: bastoncino leggermente avanti e interno, spinta all’indietro per aiutare la progressione, non per “tirarsi su”.
  • Alterna con naturalezza: braccio destro con gamba sinistra, oppure usa entrambi insieme su gradoni per un “doppio appoggio” stabile.
  • Cinghiette da sotto: infila la mano dal basso, così il carico va sul laccio e non stringi l’impugnatura come una morsa.

Discesa

  • Allunga un poco: estendi di qualche centimetro per mantenere il busto più alto e distribuire il carico.
  • Punte sotto il baricentro: mai troppo avanti; servono a “accompagnare” il passo, non a frenate brusche.
  • Passi corti e morbidi: usa i bastoncini come due sospensioni che anticipano il terreno, senza piantare con violenza.
  • Polsi liberi: alleggerisci la presa; lascia lavorare i lacci per evitare tensioni a gomiti e spalle.

Consigli pratici e buone maniere

  • Misura corretta: sul piano braccio a 90°, poi varia in base a salita o discesa. Evita misure fisse “per sempre”.
  • Manutenzione: sciacqua le sezioni, asciuga i blocchi, controlla le punte e sostituisci i pad usurati.
  • Rispetto del sentiero: usa gommini su fondo roccioso nei parchi sensibili e non piantare vicino a radici vive.
  • Quando riporli: tratti esposti, passaggi su roccia, corde fisse, ferrate o boschi intricati; meglio nello zaino o sullo spallaccio.
  • Allenamento senza: alterna uscite con e senza bastoncini per preservare equilibrio, caviglie e forza del piede.

Io, Trekky, la penso così: i bastoncini non fanno il camminatore. Ma un camminatore che sa quando e come usarli, arriva più lucido, più integro e con ancora voglia di guardarsi attorno. Ci vediamo sul sentiero.

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